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Vi siete mai sorpresi a correre ore e ore inseguiti dal mostro di Temple Run? A scagliare i pennuti di Angry Birds finché la batteria del vostro smartphone non vi abbandona? Ad aspettare che passino quei dannati cinque minuti prima di poter scoppiare di nuovo le coloratissime caramelle di Candy Crush? Se la risposta è sì, saprete benissimo allora che ogni gioco che si rispetti ha la capacità di affascinare i propri giocatori e tenerli occupati a lungo. Un gioco ben sviluppato, infatti, riesce a trasmettere entusiasmo e soddisfazione e a fare in modo tale che i giocatori vogliano continuare a provare queste emozioni.

Nella Gamification valgono le stesse regole. Un buon sistema gamificato, così come un buon videogioco, punta al maggior coinvolgimento possibile dei suoi utenti. Ma come si può raggiungere tale obiettivo? Come fanno i giochi a essere così coinvolgenti?

La risposta è da ricercare nel nostro cervello.

Nel cervello umano vi sono delle zone che reagiscono fortemente di fronte a sollecitazioni che stimolano l’insorgenza di emozioni e stati d’animo. L’area che ci interessa si chiama sistema limbico, è collocata nella parte mediana dei nostri emisferi ed è ricca di strutture cerebrali.

Quello strano acronimo VTA (zona ventrale tegmentale), situato nell’immagine tra amigdala e ippocampo, è una delle zone dove viene prodotta la dopamina.

La dopamina è un neurotrasmettitore che viene trasportato in diverse zone cerebrali attraverso un sistema di neuroni chiamato sistema dopamminergico. L’alterazione dei volumi di dopamina nel nostro cervello influenza pesantemente le nostre scelte e i processi decisionali. Quando la dopamina raggiunge la specifica area del Nucleus Accumbens produce quella sensazione di piacere e felicità legata ad una serie di attività primarie (cibo, acqua, sesso) o più estetiche (videogiochi, musica, arte).

Per dirlo in altro modo, citando Wikipedia:

Stimoli che producono motivazione e ricompensa (fisiologici quali il sesso, cibo buono, acqua, o artificiali come sostanze stupefacenti, o elettrici ma anche l’ascolto della musica), stimolano parallelamente il rilascio di dopammina nel nucleus accumbens.

La dopamina viene quindi prodotta in risposta a stimoli che producono ricompensa ed è proprio su questo tipo di stimoli che vanno ad operare gli sviluppatori di videogiochi o di sistemi gamificati.

La produzione di dopamina è maggiore quando il grado di complessità di una sfida, e conseguentemente la soddisfazione nel superarla, è maggiore.

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Un buon gioco deve quindi saper fornire ai giocatori una serie di prove abbastanza difficili da poter garantire un alto livello di appagamento. Allo stesso tempo, mentre i giocatori sviluppano le skills c’è il rischio che si demotivino di fronte ai fallimenti e alle sconfitte. Per questo motivo i game developer devono stare attenti a non rendere il ciclo “sfida-ricompensa” troppo lungo. È quindi opportuno disseminare lungo il percorso numerose sfide di minore entità, bonus e regali, che producano soddisfazione e rilascio di dopamina. Una volta prodotta nuova dopamina, il giocatore sarà pronto a riprendere il gioco.

Tutto queste accortezze, come già detto, sono valide anche nel mondo della Gamification, ma non solo. Per approfondire vi rimandiamo all’articolo scritto da Fabio Viola sull’argomento, che affronta anche la tematica del gioco d’azzardo: http://www.gameifications.com/behavioural-design/il-ruolo-del-cervello-nella-gamification/ .

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